Artos (di Mauro Laurenti, Dampyr 186)
In seguito alla sua unione con Rhianydd, e dopo aver deciso di non servire più la provincia romana di Britannia, Manlio Artorio decide di ritirarsi a Castrum legionum. E' probabilmente qui che nasce Artos, crescendo allenandosi col padre e creando con lui un legame molto forte. Anni dopo, a seguito della visita di Ambra di ritorno assieme a Aurelio Ambrosio dal lunghissimo viaggio dall'Italia, Manlio Artorio viene convinto a tornare a combattere per la Britannia, ma non prima di aver messo al sicuro Artos e Aurelio Ambrosio nel Mondo fatato dei Sidhe di Re Eylion. Lì rimasero i due ragazzi per diversi anni (Dampyr 185).
Recuperati da Ambra diversi anni dopo, Artos e Ambrosio tornano nel mondo terreno risultando agli occhi esterni nulla affatto invecchiati. La loro prima spedizione è nel regno di Cantrer Gwaelod per respingere l'assedio orchestrato da Severa e Arawn, missione che riesce solo in parte perché i Tylwyth Teg riescono ad essere respinti ma la distruzione del regno era ormai avvenuta. Ambra decide di inviarli allora a nord, contro Pitti e Sassoni a sostegno di Re Tallwch, dopodiché raggiungono Vortigern sovrano di quel che rimane della Britannia, nel Gwynedd. Il sovrano britanno, ora in crisi di popolarità e di leadership, ora affiancato anche dal secondo figlio Paschent, impaurito dalla gloria dei condottieri appena giunti nel regno sceglie di affidare loro una seconda complicata missione, a ovest contro i sassoni, quasi a volersene sbarazzare. Ma la spedizione è un nuovo trionfo e Vortigern, consigliato nuovamente da Severa, per paura di essere sostituito arresta Manlio Artorio e Artos e tenta di uccidere Aurelio Ambrosio scaraventandolo nel pozzo posto nei sotterranei di Dinas Emrys. (Dampyr 186).
Durante il regno di Emryw Wledig Artos ne diviene il fidato generale. Dopo essere venuto a conoscenza della guerra civile provocata dai Tylwyth Teg nel mondo degli elfi che ha distrutto il reame dei Sidhe, Aurelio Ambrosio e Artos si impegnano nella creazione di una Compagnia selezionata e non troppo per raggiungere il regno di Annwn. Clamoroso è il tentativo di esclusione, sventato da Aurelio Ambrosio, di Artos dei valorosi Kei, Bedwyr e del padre Manlio Artorio. Attraverso l'imbarcazione Prydain e le coordinate fornite da Ambra, Aurelio Ambrosio, Artos ed il resto della compagnia superano una ad una le sette fortezze che precedono Annwn, affrontando valorosamente l'esercito dei Tylwyth Teg messo in piedi da Black Annis riuscendo a riportare a casa Aidan e gli altri prigionieri sidhe (Dampyr 196).
La tradizione ha tramandato di lui dodici famose battaglie, ma furono molte di più, contro Pitti, Scoti, Angli, Sassoni, e altre tribù germaniche, a nord, a sud ma anche nelle isole britanniche e nelle gallie. Fu in una di queste battaglie che cadde gravemente ferito suo padre, Manlio Artorio. Nel frattempo continuavano le lunghe campagne di Artos, nelle marche orientali per arrestare le incursioni sassoni o riconquistare i territori perduti, accettando talvolta di affrontare guerrieri germanici sul loro stesso territorio. L'armata di Artos non perse mai nemmeno una battaglia e si spostava rapidamente. Nel Nord riconquistò Lindum ed Eburacum, le ordierne Linclon e York, sino a portare l'offensiva oltre il Vallo di Adriano per scoraggiare le incursioni dei Pitti. Quella che nella leggenda divenne nota come la grande decima battaglia di Artù si svolse oltre il Vallo, nella piana dell'odierna Edimburgo, sotto la fortezza di Din Eydin, da lui strappata ai Pitti anni prima. Angli, Juti, Normanni e Pitti avevano formato una pericolosa coalizione, ed il novello re Artos non attese l'invasione, e dopo una compagna vittoriosa a Bassus (l'odierna Glasgow) e nella foresta di Celyddon la battaglia decisiva si svolse nella piana dell'odierna Edimburgo alla base del vulcano ancora oggi noto come "Arthur's seat", il trono di Artù. Taliesin sapeva con chi aveva a che fare, e non ci pensò due volte a "trattare" tutte le spade dell'invincibile armata di Artos col suo sangue. Alla coalizione dei popoli nordici partecipavano anche i mostruosi Dearg-Dul, il branco di guerrieri lupo non morti di Mordha Oenghus, che credendosi invincibili affrontarono l'armata di Artos in maniera spregiudicata finendo per essere pesantemente sconfitta. Divenuto sovrano di Britannia per acclamazione collettiva dopo il vile attacco ad Aurelio Ambrosio, Gwenyfahr (Ginevra) divenne sua regina. Ma nella corte di Artos il veleno lasciato da Black Annis è ancora presente. Si tratta di Medraut, il figlio illegittimo di re Artos, che prima spinge la regina Gwenyfahr tra le braccia dell'ex amato Llenleawg (il leggendario tradimento di Ginevra e Lancillotto), per poi organizzare a loro insaputa il ritorno inaspettato di Artos che coglie i due a letto. Tra Artos e Llenleawg nasce un feroce combattimento, ma ad avere la meglio è il cavaliere del lago, che decide di non uccidere Artos e anzi stringe un patto con lui. Llen e Gwenyfahr sarebbero fuggiti insieme in Armorica dalla Dama del Lago e Artos avrebbe dovuto dimenticare l'accaduto. Ma dopo breve tempo Llen e Gwenyfahr furono perdonati ed i britanni iniziarono la riscossa, ma in una grande battaglia nelle gallie Artos morì alcuni dopo. I guerrieri superstiti, tra cui Llenleawg e Taliesin portarono il corpo di Artos nel palazzo di Araxe, in bretagna, sotto il lago incantato, dove si dice risieda ancora (Dampyr 197).
Questa versione sulla sorte di Artos viene smentita direttamente da Araxe. Artos non morì nella battaglia di Camlann, come vuole la leggenda, anche se in quell’occasione rimase gravemente ferito. Fu Bedwyr a implorare Araxe di salvarlo, ed ella accolse la richiesta del cavaliere trasformando Artos in un non morto. Artos non fu mai felice di quella scelta, desiderava essere ricordato come un uomo, non come un vampiro. Per questo decise di continuare a combattere nell’ombra, mantenendo l’anonimato e senza farsi riconoscere. A Pinhoe prese parte allo scontro in cui Cadwaladr, ultimo re gallese di Gwynedd, tentò invano di resistere all’avanzata sassone; a Cathraeth difese invece il regno britanno del Nord al fianco di Taliesin, contro gli Angli di Bernicia. In entrambi i casi, però, le forze nemiche erano troppo superiori. Presa coscienza dell’inutilità del sacrificio, Artos scelse infine di ritirarsi.
Tornò da Araxe intorno al X secolo, in occasione della morte di Taliesin, ormai decrepito e prossimo alla fine. Accettò allora il dono dell’Ala di Corvo e decise di porsi “a riposo” nella cripta del Castello sotto il Lago. Si risvegliò una sola volta, nel 1066, scegliendo di mettere la propria spada al servizio di re Harold, un anglosassone divenuto padrone della Britannia, per difenderla dai popoli del Nord. Nello stesso anno, nella battaglia di Stamford Bridge, l’esercito di Harold Godwinson sconfisse l’armata vichinga di Harald lo Spietato, re di Norvegia. Le cronache parlano di un misterioso guerriero dal volto celato che sbarrò il passaggio ai Vichinghi, uccidendone oltre cinquanta e contribuendo alla loro rotta. Ancora una volta, però, Artos rifiutò la gloria e non rivelò la propria identità. Scelse di ritirarsi nuovamente e di non intervenire contro il secondo attacco alla Britannia, questa volta da sud, portato dai Normanni della flotta di William salpata dalla Normandia. A Hastings re Harold morì eroicamente, incapace di fermare l’invasione di William il Conquistatore. Artos decise consapevolmente di non entrare in battaglia: tra i Normanni vi erano certamente molti Bretoni, discendenti di quell’antica colonia proveniente dalla Britannia, forse suoi stessi discendenti o quelli dei suoi compagni d’arme.
Nei risvegli successivi Artos mantenne sempre un profilo basso. L’ultima volta fu nel 1940, quando, fingendosi un semplice barcaiolo, aiutò a riportare in patria i soldati britannici dalla spiaggia di Dunkerque. Da allora il non morto Artos ha riposato nella sua cripta, nei sotterranei del Castello sotto il Lago, sotto l’iscrizione “Rex quondam, rex futurus”. Si risveglia infine in epoca recente, mettendo se stesso e la sua Ala di Corvo al servizio di Harlan nella ricerca della Durandal e della Flamberge. (Dampyr 297).
Quando la minaccia di Lord Marsden raggiunge il culmine, Araxe decide di coinvolgere Artos, consapevole la sua spada Ala di Corvo possono fare la differenza nello scontro finale. Artos entra così a far parte del gruppo composto da Draka, Harlan, Kurjak, Tesla e Holger, con cui raggiunge il Galles per colpire direttamente il cuore del piano nemico: la centrale nucleare dove si nasconde il vero Lord Marsden.
Mentre Draka, Araxe e gli altri alleati si dividono tra Scozia, Cornovaglia e Londra per affrontare gli avatar di Marsden e salvare Amber e Azara, Artos resta sulla linea più rischiosa, accanto a Harlan. I due si infiltrano nella centrale nucleare, affrontando i non morti della Temsek e avanzando fino al punto nevralgico dell’installazione. Lì, Harlan si ritrova faccia a faccia con Marsden in persona. Il Maestro nemico, forte dei poteri derivati dai suoi avatar, riesce a immobilizzare Harlan e a innescare il conto alla rovescia della bomba. È in questo momento che il ruolo di Artos diventa cruciale. Quando Marsden vacilla dopo aver percepito la morte dei suoi avatar, Artos interviene tempestivamente, strappando Harlan alla caduta e riportandolo in battaglia. Poi, insieme al dampyr, sfodera tutta la potenza delle armi leggendarie: Flamberge e Ala di Corvo uniscono le loro forze. Il colpo combinato è devastante: Artos contribuisce in modo determinante a ferire gravemente Marsden, amputandogli la mano destra e il piede sinistro, spezzando la sua arroganza e incrinando definitivamente il suo potere (Dampyr 300).