Real conservatorio della pietà dei Turchini (Napoli, Italia)
Monastero di San Gabriele (Venezia)
Praga, Repubblica Ceca
Casa di Yitzhak Silberman
Palazzo Thun
Casa all'angelo d'oro
Casa ai tre leoni d'oro
Dimora di Saint Germain
Leopold Mozart (Padre di Wolfgang Amadeus Mozart)
Lorenzo Fago (Primo Ministro della Pietà dei Turchini)
Costanze Weber (Moglie di Mozart)
Yitzhak Silberman
Anello di Saint Germain
Requiem (Sonata di Mozart e Süssmayr)
05/04/2017
Testi: Claudio Falco
Disegni: Alessio Fortunato
Copertina: Enea Riboldi
Il principe infernale Iblis, con il supporto di Alastor e Abraxas, convoca il barone Vassago, demone delle cose perdute. Sembra che l'agente infernale sia sulle tracce della Clavis Pristina, un manufatto di antichissima origine che, secondo la leggenda, conferirebbe a chi lo possiede il controllo degli spostamenti nel Multiverso. Iblis incarica Vassago di trovarlo e consegnarlo a lui.
A Venezia, Padre Alvise riceve la visita di uno strano personaggio: un nano di nome Matteo Ballarin, che si presenta come l'ultimo discendente dell'antica casata dei Ballarin del sestiere di San Paolo, oltre che un dilettante esoterista. L'uomo gli consegna un oggetto molto particolare: un antico anello che, non appena toccato, provoca in Alvise una visione. Davanti ai suoi occhi appare una parete decorata con bassorilievi raffiguranti alcuni strumenti musicali: un salterio (lo Psaltheryum Diaboli), un flauto di Pan e un sistro. Dietro la parete, come in un'illusione onirica, si apre l'immagine di una città: Praga. Seguendo il proprio istinto, Alvise decide di recarsi nella capitale ceca per parlarne con Caleb Lost e Harlan e cercare di comprendere il significato della visione.
Secondo Alvise, i tre strumenti musicali rappresentano tre delle leggendarie Sette Chiavi dell’Inferno, oggetti di origine antichissima, forse appartenenti alla stessa civiltà che creò le Swastike del Sole e l’Elmo dei Cavalieri Teutonici. Delle quattro chiavi mancanti si è completamente persa memoria, mentre le uniche di cui si ha conoscenza sono: un salterio (Psaltherium Diaboli), un flauto di Pan (Flauto di Cristallo) e la più potente di tutte, un sistro (Clavis Pristina).
Sulla Clavis Pristina si sa ben poco. In origine pare fosse custodita in un tempio dedicato alla dea Hathor a Dendera, in Egitto, finché non venne misteriosamente trafugata all'epoca dell'esodo degli ebrei verso la Palestina. Secondo un frammento recentemente decifrato dai Rotoli del Mar Morto, il sistro ricomparve secoli dopo nel Tempio di Gerusalemme, dove rimase fino al 70 d.C., quando l'imperatore Tito ordinò la distruzione del tempio. Da quel momento, le sue tracce si perdono. Tuttavia, secondo alcune ipotesi, con la diaspora ebraica il manufatto potrebbe essere stato portato a Praga, il cui segreto sarebbe stato custodito e tramandato di generazione in generazione all'interno della cerchia più ristretta dei saggi studiosi della Qabbalah.
Alvise mostra infine a Harlan l'anello ricevuto da Matteo Ballarin, e non appena il dampyr lo tocca, viene colpito da un'improvvisa visione. Nella sua mente appare l’immagine di Wolfgang Amadeus Mozart, che indossa lo stesso anello e lo usa per comunicare con il Maestro della Notte Saint Germain. Tuttavia, almeno per il momento, il legame tra Mozart, Saint Germain e le Sette Chiavi dell’Inferno appare oscuro e inspiegabile.
Harlan decide di proseguire le ricerche sulla Clavis Pristina a Praga. Secondo Nikolaus un anziano ebreo sopravvissuto alla deportazione a Terezín, Yitzhak Silberman, potrebbe conoscere il segreto del sistro. Ma quando il gruppo arriva alla sua abitazione, scopre che Vassago li ha preceduti e ha ucciso il povero ebreo. Tuttavia, il demone non è riuscito a ottenere l’informazione che cercava. Le uniche conoscenze in possesso di Silberman riguardavano il fatto che il nascondiglio del sistro fosse gelosamente custodito e tramandato di generazione in generazione all'interno della cerchia più ristretta dei saggi della Qabbalah, ma sembra che l'antico e unico custode del nascondiglio del manufatto fosse delle vittime della Shoa.
Entrambi gli schieramenti si trovano in un vicolo cieco. Nel frattempo, alla Birreria All'Aquila Verde, Harlan, Alvise e Nikolaus discutono dei vecchi alloggi di Mozart a Praga (Palazzo Thun, Casa All'Angelo d'Oro e Casa Ai Tre Leoni d'Oro). Durante la loro conversazione, interviene lo spok di Giacomo Casanova, raccontando un episodio significativo.
Quando era ancora in vita, una sera Casanova fu invitato a una serata in compagnia di alcune ragazze proprio da Wolfgang Amadeus Mozart. In quell'occasione, il compositore gli fece incontrare il Maestro della Notte Saint Germain. Casanova e Saint Germain si erano già conosciuti vent'anni prima, e la prima cosa che l'avventuriero nota è che il suo interlocutore non è minimamente invecchiato. Il breve colloquio si conclude con un "dono" di Saint Germain: per qualche istante, concede a Casanova l'illusione di essere ringiovanito e una serata in compagnia di alcune bellissime ragazze.
L’indizio fornito dallo spok di Casanova, per quanto vago, spinge Harlan a visitare quello stesso palazzo, un tempo dimora praghese di Saint Germain e oggi un edificio abbandonato da anni. All'interno, la sua attenzione viene attirata da un vecchio clavicembalo e da uno spartito adagiato sopra, apparentemente autentico, firmato da Mozart e intitolato "Requiem". Quando Alvise inizia a suonarlo, davanti a loro appare l’immagine sfocata di una vecchia sinagoga, un edificio oggi probabilmente demolito insieme al resto del ghetto ebraico.
A quel punto, Nikolaus decide di rievocare il vecchio ghetto grazie ai suoi poteri. Camminando tra quelle antiche strade ricreate dalla sua memoria, Harlan, Kurjak e Tesla individuano rapidamente la stessa sinagoga intravista nella visione. Intuiscono che proprio lì potrebbe essere nascosta la Clavis Pristina. Trovano quindi il meccanismo segreto che attiva il nascondiglio sotterraneo e, poco distante dall'altare della sinagoga, la più potente delle Sette Chiavi dell’Inferno appare davanti a loro. Tuttavia, l’oggetto è carico di energia ed è inizialmente intoccabile.
Solo dopo che la sua potenza si scarica, Harlan riesce finalmente ad afferrarlo, ma proprio in quell’istante si materializza di fronte a loro il demone Vassago. Non avendo altre carte da giocare, Vassago ha seguito i progressi di Harlan e dei suoi compagni per localizzare il nascondiglio interdimensionale della Clavis Pristina.
Il demone evoca una legione di creature infernali di rango inferiore: non particolarmente potenti, ma abbastanza forti da impegnare Harlan, Kurjak e Tesla in combattimento. Poco dopo, si manifesta anche Saint Germain, che per tutto il tempo non ha fatto altro che guidare Harlan lungo la giusta direzione, orchestrando gli eventi attraverso Matteo Ballarin.
Alla fine, Saint Germain si impadronisce della Clavis Pristina e scompare nel nulla. Vassago viene sconfitto, ma Harlan e i suoi compagni si rendono conto di essere stati ancora una volta strumenti inconsapevoli nelle mani del Maestro della Notte per il recupero di un oggetto dal potere misterioso.
NOTE
Svelato nome e nascondiglio di un'altra delle Sette chiavi dell'inferno, la Clavis Pristina.
Terza competizione consecutiva perduta da Vassago nei confronti di Saint-Germain.
L'apporto alla vicenda dei principi infernali Dagon, Abraxas e Alastor è pressocchè nullo.
Lo spok di Casanova da un contributo fondamentale alla vicenda alla stessa maniera di come fece anche in Dampyr 143.
Nikolaus evoca per la seconda volta il vecchio ghetto praghese. La prima volta lo aveva fatto in Dampyr 5.