Radzin è un particolare shtetl (villaggio dell'Europa orientale abitato da ebrei di lingua yiddish), in grado di spostarsi e rendersi invisibile al mondo esterno grazie al potere conferitogli da Rabbi Eleazar di "nasconderlo" tra le pieghe del tempo.
Anno 1648 (5409 secondo il calendario ebraico). I terribili cavalieri cosacchi di Bogdan "il nero" dopo aver conquistato la fortezza di Nemirov giungono in quella che gli immigrati ebraici chiamavano "Poh Lin", vale a dire l'attuale Polonia. Venuto a conoscenza dell'esistenza di un villaggio di cui si diceva che il rabbino fosse un furbo mago abile nelle arti magiche, il grande atamano cosacco Bogdan non ci pensò due volte e si pose a capo di una squadra cosacca con l'intenzione di saccheggiarlo, fino a quando nella fitta boscaglia delle regione dei laghi della Masuria riuscì a scorgerne i tetti delle abitazioni. Tuttavia lungo il sentiero che conduceva al villaggio Bogdan si imbatté in Yankele, detto "il semplice", uno degli abitanti di Radzin, un individuo dall' aspetto ingenuo che ostruiva la strada col suo carro con la scusa di non poterlo rimuovere per non infrangere il riposo del sabato ebraico. Yankele, da molti considerato lo scemo del villaggio fu talmente abile con la propria parlantina che riuscì ad intrattenere Bogdan e la sua armata dei cento uomini il tempo necessario affinché al villaggio il grande rabbino Eleazar compiesse il miracolo di salvare lo shtetl dall'invasione nemica.
Fu questa la prima volta che Rabbi Eleazar, il mitico antenato dell'omonimo e attuale rabbino di Radzin, riuscì a compiere il miracolo di rendere invisibile lo shtetl al mondo esterno. Il suo gesto, che non aveva nulla di magico, fu possibile grazie al potere della swastika del sole in suo possesso. Ma come giunse quel manufatto nelle mani del rabbino? Rabbi Eleazar in quel periodo era in comunicazione e corrispondenza col nobile junker prussiano Gregor Von Korngold, che fu ospite in quel periodo nel villaggio portando con se quell'oggetto che rese possibile lo "spostamento". Gregor Von Korngold passò tre mesi all'interno di Radzin salvo poi scoprire che fuori di lì, nel mondo esterno, per la differente concezione del tempo, erano passati nove anni. Quando se ne andò portò con se la swastika del sole, che conservò con cura fino alla morte allo stesso modo dei suoi discendenti, fino a che questa giunse nelle mani del suo discendente Otto Von Korngold.
Il conte Otto Von Korngold, agli inizi del XX secolo, decise dunque di ricercare l'antico shtetl. Il potere della swastika del sole fu decisivo per permettere il suo ingresso nella nebbia ma riuscì ugualmente a raggiungere Radzin venendo accolto da Rabbi Eleazar, l'omonimo discendente di quel rabbino autore del primo "miracolo". E fu in questo periodo che avvenne il secondo e decisivo spostamento, eseguito allo scopo di sfuggire ad un pogrom zarista, ma che a differenza della prima volta provocò una "oscillazione" inarrestabile. Il villaggio fu perennemente avvolto da una potente e invalicabile nebbia, per non parlare dell'alterazione irreversibile del normale scorrere del tempo: dieci giorni all'interno del villaggio corrispondevano ad un anno del mondo esterno, col villaggio che rimaneva accessibile e ancorato al mondo esterno solamente per un giorno ed una notte un volta l'anno, aumentando ancora di più la leggenda del villaggio ebraico che compare e scompare nella nebbia con l'Armata dei cento cavalieri perennemente "impigliata" al confine tra i due mondi.
Nei tempi che seguirono Otto Von Korngold decise di abbandonare Radzin salvo poi tornare a trovare Eleazar saltuariamente fino al decisivo abbandono portando con se la swastika del sole.
L'arrivo del giovane ebreo Ephraim, correva l'anno 1945, sconvolse in breve tempo lo stato naturale delle cose. Giunto a Radzin assieme all'amico August Von Rolfe su consiglio di Otto Von Korngold, il giovane per sfuggire alla persecuzione nazista decise di stabilirsi lì portando con se la ricercata seconda swastika del sole, l'antico manufatto che apparteneva da secoli ai Von Korngold e ricercato da Draka, Erlik Khan ma anche dai Lupi Azzurri. Oltre cinquant'anni dopo, in realtà pochi mesi per chi viveva all'interno del villaggio, lo shtetl fu costretto ad accogliere i Lupi Azzurri di Martin De Vere, che riuscì ad entrare grazie al potere della prima swastika del sole. Rubata anche la swastika che apparteneva a Ephraim, Martin De Vere inizia una sparatoria che provoca la smaterializzazione e la sparizione di coloro che hanno provocato il caos all'interno del pacifico villaggio. De Vere e la swastika spariscono nel nulla, e Radzin riprende la sua normale vita sospesa nel tempo (Dampyr 99).
Radzin rimase per alcuni anni nascosto nelle pieghe del Multiverso come un'isola sospesa nel tempo sino a quando venne raggiunto dalle Guardiane della Legge, che lo scelsero come luogo ideale per nascondere il piccolo dampyr Charles Moore e sua madre Joan Dunne. Radzin venne raggiunto ulteriormente da Harlan, Kurjak, Simon Fane, Lady Nahema, Liam O'Keefe e Sho-Huan, interessati a vario titolo a mettere le mani sul piccolo dampyr. Superati i vari ostacoli, le Guardiane della Legge di comune accordo con Rabbi Eleazar decisero di far tornare Radzin in questo mondo, nella regione autonoma di Birobidzhan, in Siberia, nel normale fluire del tempo (Dampyr 178).
Il villaggio viene raggiunto da Vassago, che si spaccia a
Haskel (Giovane studente)
Yankele "Il semplice"
Isaac
Moshele
Gregor Von Korngold (XVII secolo)
Quattro Sionisti dello ZOB (Jacob, ???, ???, ???)