Yossele (di Fabiano Ambu, Dampyr 121)
Yossele era uno dei leggendari golem (in ebraico גולם), una figura antropomorfa immaginaria della mitologia ebraica, immortale e indistruttibile, menzionata nella Cabala ebraica e appartenente al folklore medievale.
Plasmato a partire dall'argilla dall'abilissimo mago e rabbino Jehuda Loew, Yossele aveva un fisico possente ma non avendo un anima non era in grado di animarsi, così il rabbino vi mise dentro l'anima di Asswerus, l'ebreo errante, un immortale infelice. Yossele prese vita, ma non era comunque in grado di parlare. Divenne una sorta di protettore per il ghetto, un cane fedele che però non era in grado di distinguere il bene dal male, che eseguiva qualunque ordine gli venisse impartito dal suo padre e creatore Jehuda Loew.
Yossele venne conservato nell'edificio praghese noto come "Casa ai Tre Gigli", la casa che un tempo apparteneva al mercante Mordechai Meisl. Per risvegliarlo è necessario recitare il salmo 119 sette volte, seguito dai versetti del "Sefer Jezira" (Il libro della creazione) sette volte nell'ordine giusto e sette volte al contrario, dopodiché girare attorno al golem per 162 volte ripetendo senza interruzione le lettere del tetragramma. Tuttavia illustri alchimisti (tra cui Michael Sendivogius) fallirono nel tentativo di rianimare Yossele poiché oltre alle formule magiche al golem serviva un anima da imprigionare all'interno del suo corpo di creta. Una volta rianimato, per essere fermato deve essere cancellata la scritta EMET (che significa "Vita") che il golem possiede sulla nuca.
La leggenda narra che una volta Yossele si ribellò al suo creatore Rabbi Loew quando Nikolaus pose in lui l'anima dannata di Babinsky, l'assassino di Praga.
Utilizzare il golem nella guerra tra Amesha e Altra Parte è considerata una trasgressione alla Legge dell'Equilibrio.
Praga, Anno 5339 del calendario ebraio, corrispondente all'anno 1580 del calendario cristiano. Una notte sul finire di Adar (Marzo) tre uomini attraversarono le strette vie del Ghetto. Il carro andava via veloce ma senza svegliare nessuno perché le ruote non facevano rumore sopra le dure pietre del selciato. Era merito delle preghiere mormorate incessantemente dal grande rabbino capo Rabbi Yehuda Loew, il celebre Maharal di Praga. Con lui sedevano i suoi due discepoli Isaac Simson Katz, genero del Maharal, e Jakov Sasson, fin quando il carro giunse nella fitta e oscura foresta boema. Il rabbino osservò la natura la natura del terreno, constatando che fosse particolarmente adatta, morbida e argillosa come doveva essere, così Jakov accese le candele, e Isaac stese a terra il kittel.
Alla debole luce delle torce e delle candele il Maharal tracciò nel suolo argilloso con grande maestria il contorno di una figura umana, dopodiché ciascuno di loro per compiere il rito dovette girare per sette volte attorno alla figura umana tracciata nel terreno. Il primo fu Isaac, ed al suo passaggio l'inquietante figura si accese, poi venne il turno di Jakov ed al suo passaggio la sua figura parve lievitare, e infine fu il turno di rabbi Loew, che lo insufflò di aria. Il fantoccio di argilla si staccò dal suo letto e aleggiò a mezz'aria. Per finire il grande saggio incise sulla nuca della creatura la scritta EMET, ed il golem si alzò.
A prima impressione il suo aspetto poteva indurre spavento e repulsione, ma Miriam Perla moglie del rabbino lo trattò immediatamente come uno di famiglia. Dopo la sua nascita il golem continuò a crescere, tanto che la moglie di Loew doveva di tanto in tanto adattare i suoi vestiti aggiungendo metri di stoffa. Su di lui iniziarono molte storie, una su tutte era quella in cui riuscì a cogliere in flagrante ed immobilizzare un noto profonatore di tombe. Si dice che Yossele lo afferrò e lo legò sulla piazza del mercato assieme al piccolo cadavere da lui dissepolto.
Ma nonostante questo Yossele talvolta era disprezzato per il suo strano aspetto, e per il fatto di essere muto. Loew pensò inizialmente di ovviare al problema dandogli, in certe circostanze, il dono dell'invisibilità attraverso un amuleto cabalistico che il golem doveva indossava al collo. Ma questo dono presentava ovvi e spiacevoli inconvenienti, e visto che anche indossare una semplice parrucca non permetteva a Yossele di passare inosservato decise di dare lineamenti umani al suo volto.
A quei tempi a Praga vivevano molti illustri artisti italiani, così Loew si rivolse al maestro Arcimboldo. Il grande pittore, che aveva affascinato l'eccentrico imperatore Rodolfo con la sua arte stravagante ed i suoi ritratti vegetali, disegnò il volto di Yossele, e da quel momento la sua vita cambiò.
Mordechai Meisl era un mercante ebreo di immensa ricchezza. Nonostante non fosse un uomo malvagio, il suo cuore era avvelenato nei confronti di Yehuda Loew e della comunità ebraica. Questo rancore risaliva a molti anni prima, quando Miriam, la donna di cui Meisl si era perdutamente innamorato, aveva scelto di sposare proprio Loew. Vedovo di una prima moglie scomparsa prematuramente, Meisl viveva nel palazzo più sontuoso del ghetto e impiegava come domestica una giovane cristiana di nome Maria, della quale si mormorava fosse divenuta la sua amante.
Un giorno, Maria venne avvicinata da un misterioso italiano, Ottavio Miseroni, che in realtà celava la sua vera identità: era il demone Nikolaus. Quest’ultimo riuscì ad avere la meglio sulla ragazza e la rapì con la forza. La notizia della sua scomparsa si diffuse rapidamente nel ghetto, scatenando voci e sospetti. Il prete polacco cristiano Arkadiusz, noto per la sua ostilità verso il popolo ebraico, colse subito l’occasione per accusare Meisl di aver ucciso Maria e occultato il suo corpo.
Sconvolto e consapevole dell’infondatezza delle accuse, Meisl si rivolse disperatamente a Yehuda Loew. Nonostante le vecchie ruggini tra i due, il rabbino accettò di aiutarlo. Per scagionare Meisl, era necessario ritrovare Maria viva e dimostrare l’assurdità delle calunnie.
Loew dispiegò le sue forze attraverso il golem Yossele, che cominciò a vagare senza sosta nel ghetto alla ricerca della ragazza, ma ogni sforzo sembrava vano, Maria era introvabile. Poi accadde qualcosa di inspiegabile. Forse per strategia o forse per rimorso, lo stesso demone che aveva incastrato Meisl cambiò idea e indicò a Yossele il luogo segreto dove teneva prigioniera la ragazza. Yossele liberò maria e la condusse al Palazzo di Giustizia, alla presenza dell’imperatore Rodolfo. Di fronte all’evidenza, l’imperatore non poté far altro che rigettare in toto le accuse del prete Arkadiusz.
Per ringraziare il golem del gesto eroico, Meisl gli donò uno dei suoi beni più preziosi: la Casa ai Tre Gigli. Lì, di tanto in tanto, Yossele si intratteneva con Maria, che ammirava profondamente. Tuttavia, il golem era solo un uomo nell’aspetto, privo di sesso, privo di desideri umani. Gli bastava guardarla negli occhi e ascoltarla parlare per sentirsi in pace.
Tuttavia, il piano oscuro di Nergal e del suo emissario Nikolaus non tardò a compiersi, e ancora una volta coinvolse il povero Yossele. Nikolaus riuscì infatti a strappare l’anima pacifica che abitava il golem, quella dell’infelice ebreo errante Asswerus, e a sostituirla con quella di Babinski, il feroce assassino dal mantello scarlatto.
Privato della sua essenza gentile, Yossele si trasformò in una creatura furiosa. Accecato dall’odio, uccise Maria all’interno della Casa ai Tre Gigli, e subito dopo si scatenò come una tempesta di distruzione per le vie del ghetto. Nessuno era in grado di fermarlo, né i rabbini, né le guardie dell’imperatore Rodolfo, nessuno, tranne una persona: Miriam, la moglie di Loew. Lei era per Yossele come una madre, l’unico legame umano che gli restava. Quando Miriam toccò il corpo impazzito del golem, riuscì a scacciare lo spirito maligno di Babinski. Ma lo sforzo fu tale che il suo cuore non resse, e cadde a terra priva di vita.
Yossele, ripresosi almeno in parte dalla follia, riconquistò un frammento della sua coscienza. Spinto dal rimorso e dal dolore, si mise sulle tracce di Nergal e, una volta trovato, lo affrontò deciso a distruggerlo. Ma per quanto potente fosse, un colosso d’argilla non poteva nulla contro un Maestro della Notte. Nergal lo respinse con facilità e scomparve nel buio da cui era venuto.
Dopo quanto accaduto, il tempo di Yossele nel ghetto di Praga era giunto al termine. Con mestizia, Rabbi Loew, l’imperatore Rodolfo e Caleb Lost posero il corpo del golem muto nella soffitta polverosa della Sinagoga Vecchia-Nuova, dove avrebbe dormito in eterno.
Le origini di Yossele sono descritte in Dampyr 217.
Yossele non fu l'unico golem, e non fu nemmeno il primo. Secondo il sacro testo del talmud quello di Rabbi Ravà forgiato più di mille anni fa sapeva persino balbettare quale che parola. Il golem di Eliyahu, il rabbino di Chelm, crebbe invece così in fretta che la moglie del rabbino non fece in tempo ad allungargli i vestiti.
Golem di Ravà. Del primo golem si parla nel Talmùd, fu creato intorno al III secolo dal saggio sacerdote Abba ben Ravà, il grande rabbino di Babilonia, che si recò tra le rovine dell'ormai abbandonata capitale di Babilonia generando il golem a partire dalla terra del tempio di Nergal, e di Ereshkigal sua sposa, probabilmente intrisa di materiale organico del Maestro della Notte.
Golem di Rabbi Eliyahu. Il secondo golem fu creato da rabbi Eliyahu di Chelm in Polonia, intorno al XVI secolo. Anche lui come Yossele era muto e cresceva di statura come Yossele. Crebbe talmente tanto da divenire un colosso, ma si ribellò al potere del rabbino dienendo pericoloso. Eliyahu, con tutta la sua saggezza fece fatica a immobilizzarlo e a cancellare lo shem che gli dava il soffio vitale. L'errore del rabbino fu che il suo golem era senza anima
Yossele il muto, di Rabbi Loew
Il puppundoktor Comenius riesce a scoprire l'ubicazione della "Casa ai tre gigli", la casa dove si dice sia conservato il golem Yossele, e grazie alle sue potenti abilità magiche vuole utilizzare la potente anima del dampyr per rianimare il suo corpo d'argilla. Comenius viene però ingannato da Nikolaus che fa rianimare il golem con l'anima di Zrcadlo, suggerendo infine ad Harlan di "disattivare" il colosso d'argilla cancellando la scritta EMET che questo possiede sulla nuca (Dampyr 5).
Yossele e Jehuda Loew assieme a Caleb Lost riescono a sabotare parzialmente il piano di Nikolaus facendo irruzione nel laboratorio degli alchimisti John Dee ed Edward Kelley nella "Casa di Faust" (Dampyr 121).