Il Cairo (Egitto)
Moqattam ("Garbage city")
"Città dei morti"
Zafirah (Eisheth Zenemium)
Qait-Bay (Sultano mamelucco)
Bablyna (Concubina circassa di Qait-Bay)
Habil (giovane egiziano)
Habanof (padre di Habil)
??? (Madre di Habil)
Miriam (Sorella di Habil)
Mandhur (Sufi)
Pezman (Persiano)
Abele Contarini (Giovane veneziano)
Empusa (Creatura dell'Alam-al-Mithal)
Ibridi umanoidi (Creature dell'Alam-al-Mithal)
Birra del sogno
05/03/2014
Testi: Mauro Boselli
Disegni: Nicola Genzianella
Copertina: Enea Riboldi
Moqottam, sobborgo de Il Cairo, zona altrimenti conosciuta come "Garbage City", città dell'immondizia. Il piccolo Habil, uno dei tanti zabaleen che vive nella zona, si allontana dalla sua casa per esplorare il pericoloso quartiere e si imbatte casualmente in una vecchia. Il nome di questa è Zafirah, che dopo aver attirato l'attenzione del bambino inizia a raccontargli una storia, una storia da lei stessa vissuta oltre cinque secoli prima.
Dal racconto di Zafirah. Il Cairo, XV secolo. A quel tempo la capitale egiziana era parte integrante del sultanato mamelucco, un impero che si estendeva dal medio oriente a buona parte del nordafrica. Il Cairo a quei tempi era più simile di oggi alle capitali da mille e una notte, anche se fetore e immondizia già regnavano per le sue strade. A fare eccezione era la cittadella del sultano Qait-Bay, composta da torri, templi, cortili e giardini, difesa da muri e soldati. Al suo l'interno l'harem del sultano era comandato da Zafirah, la moglie prediletta del sultano che aveva una grande influenza su di lui, temutissima dalle altre concubine. Ma la vera natura di Zafirah era tutt'altro che umana, il suo vero nome era Eisheth Zenumium, succuba del principe infernale Samael posta da lui stesso in quella zona del mondo. Eisheth, come tutte le succube possedeva un grande potere di persuasione e di manipolazione che scelse di esercitare legandosi sentimentalmente ai sultani di quell'impero, coloro che comandavano in quel contesto storico quella porzione di mondo.
Tutto sembrava filare liscio per Zafirah, che controllava l'harem e tutte le concubine incutendo terrore su chiunque, e nulla lasciava presagire che la sua influenza fosse destinata a concludersi. Un giorno il sultano Qait-Bay venne persuaso da Mandhur, il signore del sogno. Questo si presentò a lui come Sufi, un eunuco che praticava un severo ascetismo, di lui si mormorava che si fosse operato da solo, con un coltello rituale. Il sultano convinse Zafirah a incontrare Mandhur, che riconobbe immediatamente la natura demoniaca della donna. Sentendosi scoperta, e credendo di avere la meglio su di lui Zafirah decise di sedurlo, ma rimase lei stessa vittima dei poteri di quell'essere. Nei giorni che seguirono fu lei, senza rendersene conto, a far nominare Mandhur dawadar (Consigliere) del sultano Qait-Bay sino a quando, al ferimento di quest'ultimo, riuscì addirittura a prendere le redini del sultanato. Le cose per il regno andarono velocemente precipitando. Le armate mamelucche persero le battaglie decisive contro gli ottomani, e nella capitale arrivò ad insediarsi la "Morte nera", una terribile epidemia che si diffuse tra le affollate vie pieni di cadaveri insepolti. Dopo il suo incontro con Mandhur la succuba Zafirah perse gradualmente i propri poteri, il suo corpo iniziò a mostrare segni di degenerazione, ma quello che colpì maggiormente era la quasi totale perdita di stabilità mentale. Zafirah era affetta dalla "malattia del sogno", un morbo che non gli permetteva di distinguere la veglia dal sonno, in una sorta di dormiveglia che la faceva vagare perennemente nel labirinto tra i mondi. In sostanza la succuba era ridotta ad un essere mentalmente instabile, incapace di capire se si trova nel sogno o nella realtà, e finì per disperdersi tra le vie della città.
Qualche tempo dopo Zafirah riesce con un barlume di forze a rientrare nell'harem e farsi riconoscere. Riesce a riprendere parzialmente la sua posizione, ma il morbo da cui era affetta non gli permetteva di vivere una vita normale. Chiese così aiuto a medici e saggi, ma fu seguendo il consiglio di un astrologo che Zafirah capì che per guarire dalla malattia del sogno avrebbe dovuto fare l'amore con un giovane, bello e infedele, così da poter trasferire su di lui la malattia. La scelta ricadde sul giovane Abele Contarini, un giovane giunto nella capitale mamelucca con una delegazione diplomatica di veneziani. Zafirah fece l'amore con lui più e più volte riuscendo nell'intento di contagiarlo, ma non a liberarsi definitivamente della maledizione di Mandhur. Poche ore dopo Zafirah si ritrova in una grotta popolata da ratti, di fronte a Mandhur. Zafirah era ancora sua prigioniera.
Il Cairo, oggi. Terminato il racconto, il piccolo Habil cadde in un sonno profondo e irreversibile, una sorta di catalessi con sprazzi di sonnambulismo. Fu Habanof, il padre di Habil, rendendosi conto della situazione disperata a chiedere aiuto all'amico Mulawa, che a sua volta coinvolge nella storia Khaled e Harlan.
Preso atto dell'antica storia di Zafirah e dell'esistenza del mondo del sogno, l'Alam al-Mithal, Mulawa si pone accanto al corpo del piccolo Habil e si addormenta tentando di comunicare con lui. Mulawa finisce nel mondo del non-dove, nell'oscura città di Jabarsa, all'interno della coscienza dell'incarnazione (o doppio, o avatar) di Habil in questo mondo, vale a dire quella del veneziano Abele Contarini, da secoli perduto in quel mondo nell'eterna ricerca di Zafirah. Giusto il tempo di un breve contatto con Mandhur, che l'essenza di Mulawa viene scoperta dal signore dei sogni, costringendolo a ritornare in questo mondo.
Harlan e Mulawa tentano di mettere insieme i frammenti di questa storia. Secondo lo stregone marocchino Mandhur, il signore del sogno, visto il suo potere su questo mondo e sull'Alam al-Mithal è un essere pericoloso che deve essere fermato a tutti i costi. Zafirah, alias la demonessa Eisheth Zenumium, ha attirato la loro attenzione mettendo in pericolo il piccolo Habil, ma lo ha fatto per motivi puramente egoistici. Mulawa vuole affrontare Mandhur, ma per farlo deve tornare nell'Alam al-Mithal, ma questa volta con lui ci saranno anche Harlan e Khaled, e utilizzeranno un portale dimensionale a partire da una bacinella di acqua.
Giunti nel mondo del non-dove Harlan e Mulawa compaiono in punti separati. Harlan iniziando a vagare per la città di Jabarsa si imbatte nei suoi deformi abitanti, e dopo aver bevuto un sorso delle "Birra del sogno" senza sortirne gli effetti e aver avuto un incontro ravvicinato con una empusa, finisce nella "Citta dei morti". All'interno di una cripta il dampyr si ritrova con Bablyna, una concubina circassa rinchiusa li dentro secoli prima da Zafirah, per poi ritrovare la succuba prigioniera. Nel frattempo Mulawa recupera Khaled, e dopo aver vagato nella distorta Jabarsa si trova faccia a faccia con Mandhur. Mulawa pare in una condizione svantaggiosa, ma riesce a recuperare il suo Bastone con l'arrivo di Eisheth. A sconfiggere Mandhur è invece Harlan che riesce a manifestare il potere mutaforma dei Maestri della Notte.
Harlan, Mulawa e Khaled riescono a tornare in questo mondo, Zafirah/Eisheth riesce a spezzare la maledizione che la teneva prigioniera nell'Alam al Mithal, così come Abele Contarini, in realtà morto da secoli, che permette al piccolo Habil di risvegliarsi dal sonno.
NOTE
Esordio nella serie per Eisheth Zenumiun e Mandhur. Torneranno entrambi in Dampyr 188.
Mulawa e Khaled tornano in Dampyr 182.
Mulawa specifica ad Harlan le differenze tra l'Alam al-Mithal ed il Mondo del Sogno di Catarina Culioli di Dampyr 91.
Samael viene più volte citato, ma non compare e non ècoinvolto nella vicenda