30/06/2017
1.1 - Il testamento (di Diego Cajelli e Marco Santucci)
1.2 - Il mostro nel Billabong (di Francesco Matteuzzi e Andrea Del Campo)
1.3 - Nel paese degli uomini blu (di Giulio Antonio Gualtieri, Stefano Marsiglia e Fabrizio Russo)
Albert's Cove (Cornovaglia)
Cameron Mulligan (Giovane ragazzo)
Jarvis Mulligan (Padre di Cameron)
Algernon Blackwell (Avvocato degli Hamilton)
William Hamilton (Amico di Dean Barrymore)
Duncan Hamilton (Nonno di William)
Vivian (Moglie di Duncan)
Paul Hamilton (Fratello di Duncan)
Robert Hamilton (Padre di William)
Ronald Hamilton (Cugino di William)
Rebecca Hamilton (Sorella di William)
Nathaniel (Marito di Rebecca)
Francis Hamilton Foster (Nipote di William)
Loreley Hamilton (Figlia di Rebecca)
Andrew Hamilton (Nipote di William)
Imbugud (Demone sumero)
Roger Smith "Mysticos" (Medium americano)
Kiran (Medium indiano)
Joseph (Cameriere degli Halton)
Morton Stark (Presbitero satanista)
Patricia Bradley (Famosa medium)
Nev, Jason (Killer)
Pugnale di Zu
Statua di Imbugud
Testi: Diego Cajelli
Disegni: Marco Santucci
Dean Barrymore riceve una strana visita, si tratta dell’avvocato Algernon Blackwell, che lo invita a presentarsi ad Albert’s Cove, la dimora di William Hamilton, recentemente venuto a mancare. Sembra infatti che quest’ultimo abbia deciso di lasciare in eredità qualcosa a Dean. La cosa è a dir poco sorprendente per lui, perché i due si conoscevano appena; nonostante ciò decide comunque di presentarsi all’appuntamento, chiedendo però a Harlan di accompagnarlo.
Harlan accetta, anche perché Caleb Lost fornisce alcune indicazioni che rendono la storia ancora più curiosa. Sembra che nel 1925 il nonno di William Hamilton, dopo essere caduto in disgrazia presso la sua casata nobiliare, abbia abbandonato temporaneamente la famiglia per intraprendere un viaggio in Mesopotamia, l’antica terra dei Sumeri. In quell’occasione rimase per circa un anno tra le rovine dell’antica città di Uruk, fino a quando il ritrovamento di un antico reperto archeologico — una statua raffigurante il terribile demone Imbugud — rappresentò per lui un momento di svolta. Trafugò la statua e fece ritorno a casa. Da allora la sua casata iniziò a godere di grande fortuna economica, ma Duncan morì suicida qualche anno dopo, lasciando in eredità tutti i suoi averi al figlio Robert.
Incuriosito, Harlan accetta dunque di accompagnare Dean ad Albert’s Cove. Durante il tragitto, Dean racconta ad Harlan le circostanze del loro primo incontro: anche allora fu William Hamilton a farsi avanti con lui, in un periodo in cui Dean godeva di una certa popolarità ed era sulla bocca di tutti per la questione del vampiro di Highgate. Hamilton lo invitò a casa sua insieme ad altri medium e, una volta riuniti ad Albert’s Cove, rivelò il vero motivo dell’invito, tentare di comunicare con suo nonno Duncan, verso il quale nutriva una vera e propria ossessione. La serata si rivelò piuttosto imbarazzante e, alla fine, non portò a nulla.
Una volta giunti ad Albert’s Cove, Dean e Harlan vengono accolti dall’avvocato Blackwell, che li accompagna all’interno della casa. Oltre ai nipoti, all'apparenza poco felici di vedere ospiti inattesi, sono presenti anche altri “estranei”, invitati anch’essi all’apertura del testamento. In realtà, ciò che sta per accadere è qualcosa che nessuno di loro avrebbe mai potuto immaginare.
L’invito si rivela infatti una grossa trappola organizzata dagli eredi Rebecca e Francis Hamilton, nipoti di William, insieme all’avvocato Blackwell. Il loro piano è quello di uccidere e sacrificare, con il “Pugnale di Zu”, il sangue di esseri umani al demone sumero Imbugud, in cambio della promessa di ricchezza e fortuna negli affari. Harlan è il primo a intuire la trappola, elimina alcuni killer posti a guardia della cripta dove vengono compiuti gli omicidi, interrompe il rituale e distrugge anche il pugnale sacro.
Rebecca, Francis e Blackwell vengono eliminati, e viene distrutta anche la statua di Imbugud: la stessa che Duncan Hamilton aveva trafugato dalle rovine di Uruk cento anni prima.
NOTE
Dean Barrymore coinvolge nuovamente Harlan in questa privata. Era accaduto anche in Dampyr Maxi 7.1.
NOTE SUGLI AUTORI
34° storia scritta da Diego Cajelli
7° albo disegnato da Marco Santucci
Darwin (Australia territorio del Nord)
Quartier generale Polizia
City Hall
Billabong del Bunyp
Carl (Operaio minatore)
Jarrah Namatjira (Poliziotto)
Gwoya (Aborigeno arrestato)
Elea (Nipote di Gwoya)
Echo (Ragazza aborigena, amica di Jarrah)
Harlan e Kurjak si trovano a Darwin, nel Territorio del Nord dell’Australia, per indagare su un cruento omicidio avvenuto nei pressi di una miniera. Il capocantiere di una società di estrazione mineraria è stato brutalmente aggredito e dilaniato da quella che sembra essere una belva feroce. Il corpo, parzialmente dissanguato, lascia presagire la possibile presenza di Maestri o di non morti anche in territorio australiano.
Giunti sul posto, prendono contatto con la polizia locale spacciandosi per agenti della polizia namibiana, grazie a tesserini falsi procurati da Kuno e dal Maggiore. Insieme all’agente Jarrah Namatjira, di origine aborigena, capiscono subito che la vicenda potrebbe essere legata alle origini più antiche e misteriose dell’Australia.
Secondo la testimonianza di un giovane ragazzo, l’autore degli omicidi potrebbe essere il Bunyip, una creatura del folklore locale, un mostro che vivrebbe nelle paludi e che divora chiunque osi avventurarsi nel suo territorio. La leggenda racconta che emerga dai billabong — gli stagni naturali tipici dell’entroterra australiano — per uccidere chi invade la sua terra. E gli invasori, in questo caso, sarebbero proprio gli operai impegnati nelle attività di estrazione mineraria in quella regione, una regione che, secondo le tradizioni locali, appartiene al Bunyip.
Indagando più a fondo nel passato, Harlan e Kurjak scoprono un precedente risalente a una decina di anni prima, un massacro avvenuto in uno stabilimento di raffinazione chimica non lontano da Darwin, ma situato all’interno del territorio della tribù aborigena. In quell’occasione furono uccisi alcuni azionisti della raffineria.
A peggiorare ulteriormente la situazione, nelle stesse ore giunge la notizia della morte di due poliziotti al confine della riserva aborigena. A quel punto i sospetti della polizia si concentrano sulla piccola comunità locale, già responsabile di aver protestato contro l’apertura dei nuovi impianti industriali.
Sul luogo degli omicidi, tuttavia, Harlan esclude la presenza di Maestri, ma individua le tracce di una creatura di tutt’altra natura. È sempre più convinto che il responsabile dei massacri sia davvero il Bunyip, ma quale è la sua reale natura?
Dopo aver rintracciato Elea, il ragazzino che li aveva messi sulla pista del mostro, Harlan e Kurjak scoprono la verità sulla creatura. Il Bunyip è in realtà un esemplare femmina della stessa razza aliena di Kagyr Khan, una creatura di rango inferiore proveniente dal Mondo dei Maestri. Presente in Australia fin dall’alba dei tempi, l’essere aveva stretto una sorta di legame con una giovane aborigena di nome Echo. La donna, oggi compagna dell’agente Jarrah Namatjira, difende con fanatismo il territorio della sua gente, minacciato dall’espansione industriale e dagli interessi economici dei bianchi.
Harlan e Kurjak raggiungono infine il billabong, il laghetto d’acqua stagnante che costituisce la dimora del Bunyip. Lo scontro finale avviene nell’acqua: Harlan riesce, con grande difficoltà, a pugnalare la creatura e a ucciderla.
Il Bunyip è morto. Echo è sopravvissuta e, senza la creatura, non rappresenta più una minaccia. Tuttavia la comunità aborigena non ha affatto apprezzato l’esito della vicenda.
NOTE
Non compare Tesla.
Kuno ed il Maggiore sono solamente citati da Harlan e inizio storia.
Come spiegato chiaramente all'interno della storia, il Bunyip fa parte della stessa specie di Kagyr Khan.
NOTE SUGLI AUTORI
Esordio su Dampyr per Francesco Matteuzzi.
6° storia disegnata da Andrea Del Campo.
Niger
Altopiano di Djado
Deserto del Ténéré
Agadez
Niamey
Hotel Gaweye
Djaba
George
Michel
Qasim
Rajit (Guida Tuareg)
Ghissa (Capo dei predoni Tuareg)
Barur, Ebeggi, Idris, Suliman, Mohamed (Predone Tuareg)
Testi: Giulio Antonio Gualtieri e Stefano Marsiglia
Disegni: Fabrizio Russo
Durante una missione umanitaria in Niger, Arno Lotsari cade nelle mani di un gruppo di ribelli tuareg, i misteriosi “Uomini Blu” delle sabbie sahariane, ormai padroni di una vasta area dell’altopiano del Djado. Tra le loro fila si sospetta la presenza di alcuni non morti e di un inedito Maestro della Notte, deciso a contendere il controllo del territorio a una multinazionale interessata all’estrazione di uranio.
Sulle tracce di Arno, Harlan, Kurjak e Tesla entrano in contatto con Rashit, la guida tuareg che lo ha tradito. Messo alle strette da Tesla, l’uomo cede e accetta di condurli nel luogo in cui ha consegnato il prigioniero.
Il gruppo raggiunge così la città di Djaba, abitata da una piccola guarnigione di tuareg sopravvissuti all’attacco di Amanar. Convinti da Harlan, decidono di unirsi all’assalto contro le forze nemiche.
Giunti alla miniera, Arno viene finalmente liberato, mentre i tuareg non morti vengono eliminati uno dopo l’altro. L’ultimo a cadere è Amanar.
NOTE SUGLI AUTORI
Esordio per Giulio Antonio Gualtieri e Stefano Marsiglia.
17° storia disegnata da Fabrizio Russo.