Tokyo (Giappone)
Vecchia abitazione di Hitane Yorubei
Tempio del Drago (Antico tempio Ryu-Ji dell'era Heyan)
Baia di Dan-No-Ura
Kenshin Hasegawa (Kyodai clan Fujiwara)
Doi "Dan" Donjuro (Kyodai clan Fujiwara)
Fujiwara-san (Oyabun clan Fujiwara)
Tamako (Geisha di Fujiwara-san)
Kobayashi (Clan Hirada)
Hirada-san (Oyabun clan Hirada)
Hoshi, Heiko (Ragazzini in strada)
Ishiyama Saemon (Samurai XV secolo)
Toshusai Sharaku (Pittore)
Hitane Yorubei (Scrittore di kwaidan)
Takezo (Portiere del palazzo di Kenshin, Monaco del tempio) 68
Benjiro (Samurai della Kwaidan)
Nobuo (Dottore della Kwaidan)
Protettori del tempio Ryu-Ji
Taira O'Yumi (Yumi)
Saya (Domestica di Yumi)
Jikinki
Spada senza tempo (Katana di Ishiyama Saemon)
09/08/2006
Testi: Mauro Boselli
Disegni: Nicola Genzianella
Copertina: Enea Riboldi
Nel precedente episodio. Lo spirito di Ishiyama Saemon, celebre e misterioso samurai dell' era sengoku, comunica con Harlan suggerendogli di consegnare l'antica katana, la Spada senza tempo, recentemente recuperata a Venezia a Kenshin Hasegawa, una katana dagli straordinari poteri gli ha permesso di sconfiggere il demone infernale Belyalis (Dampyr 76).
Tokyo. L’incontro tra Harlan e Kenshin è a dir poco rocambolesco. Harlan giunge nella capitale giapponese e interviene tempestivamente in aiuto di Kenshin Hasegawa, kyōdai del clan yakuza Hirada, che proprio in quelle stesse ore è caduto vittima di un’imboscata del clan rivale Fujiwara. In un primo momento Harlan è convinto che la straordinaria somiglianza tra Kenshin e il samurai sia dovuta al fatto che quest’ultimo sia un non-morto, ma presto si rende conto di essere ben lontano dalla verità. Pur senza avere un piano preciso, Harlan consegna a Kenshin la katana, la Spada senza Tempo, aiutandolo così a fuggire dai killer del clan Hirada ancora sulle sue tracce.
Kenshin è disorientato e non sa come comportarsi di fronte a quella spada misteriosa, fino a poco prima del tutto sconosciuta per lui. Tuttavia confida a Harlan alcune sue ricerche: se la sua somiglianza con il samurai del XV secolo è così impressionante, non può essere un caso che sia identico anche a Hitane Yurobei, celebre autore di kwaidan, brevi racconti del terrore giapponesi, vissuto tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. Kenshin gli racconta allora una breve kwaidan scritta proprio da Yurobei.
Dalla kwaidan di Hitane Yurobei. Il giovane samurai Benjiro, tornato dalla guerra, scoprì che la sua promessa sposa Yumi era morta di dolore, convinta che lui fosse caduto in battaglia. Un giorno, mentre percorreva il viottolo vicino alla sua casa, vide due donne: erano O-Yumi, la sua amata, e la sua domestica O-Saya. Felice di averla ritrovata viva, Benjiro ricominciò a frequentarla nella sua abitazione. Insospettito, però, il dottor Nobuo, amico di Benjiro, decise di indagare e una sera li spiò di nascosto nella stanza. Con orrore scoprì che quella non era O-Yumi, ma uno spirito maligno, che lo aggredì. Il giorno seguente Benjiro fu trovato morto, accanto al cadavere rinsecchito di O-Yumi, mentre Nobuo era scomparso, forse trasportato nella tomba della ragazza.
Il racconto è, ovviamente, frutto dell’immaginazione dello scrittore di kwaidan, ma Kenshin vede in esso un legame inquietante. Oltre alla sua incredibile somiglianza con Yurobei, infatti, c’è un altro punto di contatto: una ragazza di nome Yumi, che Kenshin continua a sognare in modo ricorrente senza comprenderne il significato. Probabilmente anche lei è collegata al samurai del XV secolo, Ishiyama Saemon.
Kenshin è inoltre convinto di avere un legame anche con il pittore giapponese Toshusai Sharaku, vissuto nel periodo Edo. Non esistono immagini certe che possano confermare il sospetto, ma nei suoi dipinti compare spesso una figura femminile ricorrente che, con ogni probabilità, potrebbe essere proprio Yumi.
La mattina seguente, Harlan e Kenshin abbandonano la vecchia casa e decidono di mettersi alla ricerca di un antico tempio raffigurato in un kakemono di Sesshū, che Kenshin conservava da tempo. Pur non conoscendone l’ubicazione precisa, Kenshin decide di dirigersi verso Kyoto. Durante una sosta in un piccolo bar, in compagnia di Harlan, si imbatte ancora una volta in Takezo, misteriosa figura che continua a incrociare negli ultimi giorni. È il portiere dell’albergo dove vive, ma Kenshin lo incontra spesso anche in luoghi improbabili e lontani. Questa volta Takezo non gli rivolge parola, si limita a indicargli una mappa in vendita su un espositore, poi scompare come un fantasma. Kenshin, confuso, acquista la mappa e scopre con sorpresa che al suo interno è cerchiata una zona nei pressi di Nagatomachi. Forse il tempio raffigurato nel dipinto di Sesshū si trova proprio lì.
In tarda serata Harlan e Kenshin raggiungono la zona indicata e, senza troppe difficoltà, trovano il Tempio del Drago. Qualcosa, però, non torna: l’edificio è antichissimo, probabilmente risalente all’era Heian, così vecchio che non dovrebbe nemmeno trovarsi lì… o, quantomeno, dovrebbe essere noto, restaurato e segnalato sulle mappe. Prima che possano riflettere oltre, strani rumori provenienti dall’esterno li mettono in allarme. Si affacciano e scoprono di essere sotto attacco: i killer del clan Hirada non hanno ancora rinunciato a sistemare i conti con Kenshin. I due riescono a difendersi, ma a porre fine allo scontro è il monaco guardiano del tempio Ryū-Ji, custode del Tempio del Drago: Takezo. La sua figura continua ad apparire nella vita di Kenshin, forse legata anche alle sue precedenti incarnazioni.
I tre si siedono accanto a lui, questa volta vestito come un antico monaco giapponese. Takezo ringrazia Harlan per aver consegnato la Spada senza Tempo a Kenshin e per aver intrapreso quel lungo viaggio. Egli è un “quasi immortale”, ma non ha nulla a che fare con i vampiri e le loro tradizioni: è un sennin, seguace della via del Tao. Mille anni prima era lo zasu del Ryū-Ji, capo dei monaci guerrieri del Tempio del Drago. La sua storia, però, è strettamente intrecciata a quella di Kenshin e a quella di Yumi. Poi invita Kenshin a guardare dentro la sua tazza di tè. In quell’istante, Kenshin cade preda di una visione.
Dalla visione di Kenshin. Kenshin si risveglia in abiti tradizionali giapponesi, nel corpo di Ishiyama Saemon. Vive la storia in prima persona, ma senza poter controllare gli eventi. Il samurai entra in un tempio e salva una ragazza da due aggressori. Lei lo ringrazia e si presenta, il suo nome è Yumi. È la stessa ragazza che Saemon cercava da tempo, colei che lo aveva salvato in passato curandolo quando, ferito gravemente in battaglia, era in fin di vita. I due decidono di trascorrere la notte insieme, ma poche ore dopo accade qualcosa di inquietante. Di fronte al samurai compare Saya, l’ancella di Yumi, che gli mostra il corpo della giovane completamente soggiogato da una gigantesca piovra nera. Il nome del mostro è Tako, e Yumi gli appartiene. Saemon indietreggia, fa cadere un cero acceso e, nel giro di pochi istanti, il Tempio del Drago viene inghiottito dalle fiamme.
Kenshin si risveglia. Se il suo destino è legato a Ishiyama Saemon, allo stesso modo Yumi è legata al demone-piovra Tako. Takezo aggiunge nuovi dettagli: l’origine di quel male è ancora più antica, risale al periodo della guerra contro il clan Heike. Un giorno, durante il trasporto del mikoshi, il sacro tabernacolo, da parte dei sohei (i monaci guerrieri) del Tempio del Drago, essi furono assaliti da un coraggioso guerriero Heike. Gli dèi non intervennero, gli Heike ebbero la meglio e il Tempio del Drago Ryū-Ji fu devastato e incendiato. Il cavaliere dal volto velato era in realtà una donna, il suo nome era Taira O-Yumi, nobildonna del clan Heike, educata all’arte marziale dello shagei, il tiro con l’arco.
Qualche anno dopo, nel 1185, quando il clan rivale Genji ottenne il predominio sul Giappone, gli Heike furono costretti a fuggire in mare, portando con sé l’imperatore bambino Antoku. Scoppiò una terribile battaglia navale, Yumi scagliava dardi sulle navi nemiche, ma lo scontro fu perduto. L’imperatore Antoku e sua madre scomparvero tra le onde, seguiti dai nobili samurai che si gettarono in acqua pur sapendo di essere condannati dal peso delle loro armature. Anche O-Yumi si immerse nel mare e, prima di svanire, lanciò una maledizione: il sangue della sua famiglia chiedeva vendetta e lei non avrebbe trovato pace finché il debito non fosse stato saldato. Si narra che da allora viandanti e marinai evitino la costa di Dan-no-Ura e, come ricorda una kwaidan di Hitane Yurobei, nelle notti di tempesta si possano udire i lamenti dei guerrieri defunti. In realtà è Tako, il demone degli abissi, a trattenere ancora l’anima di Yumi, infestando anche il Tempio del Drago, un tempo consacrato al bene.
Il compito di Kenshin è chiaro: tornare nel corpo di Ishiyama Saemon nel periodo del Sengoku, l’epoca delle grandi guerre, trovare l’ultima incarnazione malvagia di colui che tradì il clan Heike e ucciderla con la Spada senza Tempo, così da spezzare il cerchio. Ma il passato non può essere cambiato e non è possibile viaggiare indietro nel tempo. Per questo Harlan e Kenshin dovranno entrare nel Mondo dei Destini Possibili, che coesiste con il nostro, altrove nell’universo. Harlan sarà la variabile capace di mutare il destino. Harlan e Kenshin si smaterializzano e iniziano il loro viaggio.
Nell’epoca Sengoku. Harlan e Kenshin si risvegliano in un campo di battaglia, nel passato (ora) alternativo di cui Takezo aveva parlato. È Harlan, questa volta, a salvare Kenshin, impedendo a due donne di pugnalarlo mentre lui giace privo di sensi. Forse è proprio lui la variabile che permette al samurai Saemon di sopravvivere e compiere il suo destino attraverso Kenshin.
Allontanandosi senza una meta precisa, Harlan cade in una trappola, una fossa scavata nel terreno, larga e profonda abbastanza da impedirgli di risalire. Kenshin, rimasto in superficie, decide di esplorare i dintorni per cercare una corda. Intanto Harlan, solo e intrappolato, deve vedersela con un essere mostruoso: il Jikininki, divoratore di cadaveri. Nel frattempo Kenshin, raggiunto un capanno poco distante, si trova faccia a faccia con un oni, un demone giapponese, che lo affronta brandendo l’armatura di un samurai…
Continua in Dampyr 78.
NOTE SUGLI AUTORI
56° storia di Mauro Boselli
9° storia disegnata da Nicola Genzionella.