Islanda
Casa di Gudrun (Snaefellsnes)
Hotel Snaefell (Snaefellsnes)
Scuola di Frodistar (Vestdjordir)
Aeroporto di Gjögur
Bjarni, Aki Baldursson, Niels Edmunsson (Ragazzi negli anni '60)
Finnbooga (Sorvegliante notturna)
Snorri (Gatto di Gudrun)
Kjaran Ragnarsson (Vicedirettore della scuola)
Rakel (Moglie di Kjaran)
Mathias (Custode della scuola)
Sigdora (Moglie di Mathias)
Ragnar e Hallveig (Studenti in vacanza)
Pétur Einarsson, Tomas Eriksson, Lilja Leifsdottir, Katrìn Arnòsdottir, Signy Magnusdottir, Leif Olafsson (Studenti nella scuola)
Jòn Jonsson (Padre di Freya)
02/12/2022
Harlan si trova nella casa di Gudrun Finngadóttir, a Snæfellsnes, con l’intenzione di trascorrere con lei lo Jól, l’antico Natale islandese. Durante la conversazione, Gudrun ricorda i vecchi amici, nominando anche Freya, la bambina che, anni prima (Dampyr 33 e 34), era stata rapita da Gryla tra le montagne islandesi.
Oggi Freya ha poco più di vent’anni. Si è laureata e lavora come maestra elementare in una sperduta scuola di Frostadir, nei fiordi nord-occidentali (Vestfjordir), una regione remota e isolata dell’Islanda. Anche durante le festività natalizie non potrà tornare a casa. Essendo l’ultima arrivata, toccherà a lei rimanere con la manciata di scolari meno fortunati, bambini le cui famiglie non sono in grado di recuperarli — perché all’estero, impossibilitate a muoversi o, in alcuni casi, ormai scomparse.
Gudrun, però, è in pena per la ragazza. Sebbene Freya sembri aver dimenticato i traumi dell’infanzia, la solitudine dell’inverno e le lunghe notti islandesi potrebbero riportare a galla ricordi sepolti. Gudrun ha un cupo presentimento e chiede a Harlan di assecondarla.
Con l’inizio delle vacanze, la maggior parte degli alunni saluta insegnanti e compagni. Restano solo una decina di bambini, insieme a Freya, al custode Mathias e a sua moglie Sigdora. Presente anche il vicedirettore Kjaran Ragnarsson, verso cui Freya prova una certa simpatia. L’uomo frequenta la scuola solo di giorno, per poi rientrare in paese nel tardo pomeriggio.
Secondo la tradizione islandese, lo Jól è il nome arcaico del Natale, una festa legata al solstizio d’inverno celebrata ben prima dell’arrivo del cristianesimo. Ma, a differenza di altre tradizioni natalizie europee più serene, quella islandese è popolata da figure mostruose che compaiono nei giorni precedenti la festa, spesso con intenzioni oscure. Dal 12 al 24 dicembre, uno dopo l’altro, fanno la loro comparsa i tredici Jólasveinar (“ragazzi del Natale”). Non si tratta di elfi benigni, bensì di spiriti dispettosi, troll notturni che appartengono alla stirpe della terribile Gryla, la troll che vive tra le montagne e che nelle leggende discende tra i villaggi per catturare i bambini disobbedienti e cucinarli nel suo pentolone.
Appena scende la prima notte dello Jól, avviene qualcosa di anomalo. Un blackout improvviso costringe Mathias a scendere nel seminterrato per attivare il generatore di emergenza. Guardando fuori, scorge due impronte di scarpe nella neve. Racconta l’accaduto al professor Kjaran Ragnarsson, che decide di recarsi di persona alla stazione di polizia di Hólmavík, distante settanta chilometri. Ma lungo il tragitto, Kjaran incontra Gryla. La creatura prende possesso della sua mente e del suo corpo. Quando l’uomo fa ritorno, non è più lo stesso, la troll lo spinge a compiere un massacro.
Nelle stesse ore, Harlan, Gudrun e Jón Jónsson (padre di Freya) raggiungono l’aeroporto di Gjögur con l’intenzione di proseguire verso la scuola. Là incontrano il vecchio Aki Baldursson, che rivela uno sconcertante segreto: più di sessant’anni prima, proprio quell’edificio era stato teatro di orrori inenarrabili. Allora Aki fu l’unico sopravvissuto, ma venne accusato ingiustamente. In realtà, i colpevoli erano il direttore della scuola e la sua complice Finnboga: pedofili e assassini, presumibilmente asserviti a Gryla e agli Jólasveinar durante il periodo dello Jól.
Gli eventi precipitano. Gudrun, con il potere sacro delle rune, affronta l’attacco degli Jólasveinar, Harlan e Aki Baldursson combattono gli spiriti che possedevano i corpi dei bambini di allora. A porre fine alla malefica Finnboga è Freya stessa, accecando la strega e, privandola del suo potere, la uccide con un colpo d’ascia.
Nella versione ufficiale, nessuno parla di Grýla o dei Jólasveinar. Le autorità liquidano la tragedia come opera di un molestatore di bambini: Aki Baldursson, ancora una volta accusato ingiustamente, nonostante il suo ruolo eroico e la sua morte avvenuta per mano dei troll. La scuola di Frodistar, segnata da troppi fantasmi, è destinata a chiudere per sempre.
NOTE
A pagina 14, nella camera di Gudrun appare un dipinto con Egil-una-mano come soggetto.
A pagina 97 Aki Baldurson viene chiamato col cognome Magnusson.
Nel corso della storia gli Jòlasveinar vengono talvolta nominati Joslaveinar.