Civita (Italia)
Museo Etnico Arbëreshë
Hotel Magna Grecia
Kamastra, Degustazione Musica
Contrada Altafoglia
Ristorante La Piazza
Marasco, Italianische Restaurantt (Amburgo)
Cosimo, Carmelo, Nico (Abitanti Civita nel 1799)
Diavolone (Capo dei Briganti)
Biagio Greco
Sara Greco
Don Salvatore Marasco (Boss Ndrangheta)
Don Barreca (Ndraghetista)
Vito, Nico (Scagnozzi di Barreca)
Demetrio Flacco (Insegnante)
Elseid (Non morto di Vrana)
Medaglione di Sara Greco
"Historia de vita et gestis Scanderbegi" di Marin Barleti
05/02/2020
Testi: Claudio Falco
Disegni: Francesco De Stena
Copertina: Enea Riboldi
1799. Il Maestro della Notte Vrana si erge a difesa del borgo calabrese di Civita, una comunità Arbëreshë — discendente dagli albanesi giunti in Italia tra il XV e il XVI secolo — contro un attacco notturno sferrato da milizie borboniche di origine spagnola. Al suo fianco combatte il fedele non morto Marnesh, pronto a proteggere Cosimo e gli altri contadini del villaggio, increduli di fronte agli straordinari poteri del loro oscuro salvatore.
Grazie alle sue illusioni soprannaturali, Vrana respinge l’assalto, infliggendo una brutale punizione agli aggressori. L’assedio viene spezzato, e i responsabili trovano una fine cruenta sotto la furia del Maestro della Notte.
Il legame tra Vrana e questa remota area della Calabria affonda le radici in un passato antico. Civita — un tempo chiamata Çifti — oggi si trova nel cuore del Parco Nazionale del Pollino, e ancora custodisce con orgoglio la lingua, i riti e le tradizioni degli antenati d’Albania. Fu proprio in quel periodo di migrazioni, segnato dalla caduta dell’eroe Skanderbeg e dalla tragica morte dell’amata Danja, che Vrana giunse in Italia.
Civita, oggi. La giovane Sara Greco riceve dal nonno Biagio, sul letto di morte, un antico e strano amuleto — lo stesso che Biagio, a sua volta, aveva ricevuto dal proprio nonno — e che sembra in grado di mettere in comunicazione chi lo possiede con il conte Vrana, cavaliere di Altafoglia, il condottiero che da sempre protegge il paesino di Civita.
Sara, ignara dei reali poteri di quell'amuleto, proprio in quegli stessi giorni comincia a ricevere pressioni dalla ’ndrangheta, guidata a distanza da don Salvatore Marasco, per acquisire i suoi terreni e la sua azienda agricola Terra Nova. Al suo rifiuto, Sara subisce ripetute intimidazioni da parte dei sicari di Marasco, in particolare dallo sgherro Barreca.
In quelle stesse ore, Harlan, Kurjak e Tesla vengono convocati da Caleb Lost, che li invia a Civita dopo il ritrovamento di due ndranghetisti uccisi e dissanguati, scoperti in un canalone. Inoltre, il fatto che Civita sia un antico paese Arbëreshë fa sperare di trovare una pista che li conduca al Maestro della Notte Vrana.
Harlan incontra Sara e, grazie all’antico amuleto di nonno Biagio — che contiene materiale organico appartenente a Vrana — riesce a mettersi in comunicazione con lui. Vrana si mostra evasivo, ma lascia intendere di voler proteggere la Calabria e Civita dalle intromissioni della criminalità organizzata.
Uno a uno, tutti i membri della cosca vengono eliminati, a partire dagli sgherri come Barreca, fino ad arrivare a Salvatore Marasco, che gestiva i propri traffici direttamente dalla Germania, precisamente da Amburgo.
Harlan, inizialmente deciso ad affrontare Vrana con tutte le sue forze, fallisce nel suo intento. In risposta riceve un biglietto dal Maestro della Notte che suona come un addio:
“Per quanto lunga possa essere la vita di un Dampyr, le nostre strade si sono incrociate per l’ultima volta. Non ti darò un’altra possibilità.
Simone Altafoglia.
P.S.: spero che apprezzerai il mio regalo.”
Il regalo a cui fa riferimento Vrana è una copia della prima edizione della "Historia de vita et gestis Scanderbegi" di Marin Barleti, cronaca coeva delle imprese di Skanderbeg: un’edizione rarissima e preziosissima, che Harlan affida a Caleb Lost.
Infine, in un rifugio segreto, Vrana si congeda dal fidato amico Marnesh, in quello che sembra a tutti gli effetti un ultimo addio.
NOTE
Di Vrana si torna a parlare in Dampyr 248.