Roma (Italia)
Quartiere Coppedè
Casal Palocco
"Hotel Margherita" (Trastevere)
Suburra
Villa del priorato di Malta
Rione Celio
Via Appia antica
Viterbo (Italia)
Ospedale Belcolle
San Martino al Cimino (Italia)
Cripta di Olimpia Maidalchini
Mario Leone (Boss romano)
Er diavoletto (Uomo di Leone)
Bernardo, Orazio (Servitore di Olimpia)
Sergio Fusco (Servitore di Olimpia)
Livia (Amante di Sergio Fusco)
Francesco (Figlio di Livia)
03/07/2014
Testi: Alessandro Bilotta
Disegni: Andrea Del Campo
Copertina: Enea Riboldi
Roma. La non morta Olimpia Maidalchini, un tempo servitrice del Maestro della Notte Verdier, viene risvegliata e tenta di prendere in mano il controllo della malavita locale scontrandosi duramente col clan di Mario Leone.
Insospettiti dal "rumore" suscitati dagli scontri, Harlan e Kurjak sono a Viterbo richiamati dal professor Palmieri, vecchio amico di Hans Milius, ricoverato all'ospedale di Belcolle dopo un incidente stradale che confessa loro la sua terribile esperienza. Palmieri ritiene di aver scoperto nei pressi di San Martino al Cimino, tra le campagne viterbesi, la cripta in cui era conservato il corpo di Olimpia Maidalchini e di essere stato testimone del suo risveglio, oltre che di aver assistito all'omicidio di due suoi colleghi assistenti da parte della non morta prima di riuscire a fuggire in maniera rocambolesca con la sua auto.
Harlan e Kurjak ricostruiscono in breve tempo la storia di Olimpia Maidalchini, personaggio storico realmente esistito e cognata del papa Innocenzo X, detta la Papessa per l'immenso potere che ebbe a Roma nel XVII secolo. Questa morì ufficialmente all'età di 63 anni nella sua villa di San Martino al Cimino, ma quello che nessuno sa è che Olimpia riuscendo a trafugare una grossa somma di denaro dalle casse vaticane riuscì a ottenere una seconda vita "acquistando" il dono della vita eterna facendosi trasformare in non morta dal Maestro della Notte Jean-Baptiste Verdier. Verdier proseguì gli "affari romani" di Olimpia, mentre questa continuava a perseguitare gli abitanti delle campagne viterbesi fino a quando venne catturata e rinchiusa da questi nella cripta dove rimase per oltre tre secoli, fino a quando Palmieri ed i suoi due colleghi riuscirono nell'impresa di risvegliarla e farla fuggire.
Ora che è chiara l'origine del nemico Harlan si sposta a Roma, dove Olimpia ha iniziato a riprendere il controllo della malavita locale riuscendo ad uccide il boss rivale Mario Leone, ma la natura sadica di questa gli ha permesso di invaghirsi e impadronirsi della vita di un giovane romano, Sergio Fusco, arrivando a rapire la sua giovane moglie Livia e ordinandogli di ucciderla. Fusco però, che già era in accordo con Harlan, si ribellò ad Olimpia, che assediata dalle pallottole "trattate" è costretta alla fuga. Nell'inseguimento però l'auto di Olimpia, alla stessa maniera di come vuole la leggenda, finì incendiata precipitando nel Tevere mettendo molto probabilmente fine alla sua "seconda vita".
NOTE
Non compare Tesla
Torna alla ribalta il Maestro della Notte Verdier, del quale viene rivelato il suo primo nome (Jean-Baptiste) ed il suo legame con Olimpia Maidalchini.
Hans Milius viene solamente menzionato dal suo amico Palmieri.