Jan Mydlář (di Luca Rossi, Dampyr 12)
Jan Mydlář (1572–1664), conosciuto anche come "Il boia di Praga", è stato un boia boemo realmente vissuto nel XVII secolo, noto soprattutto per la maschera a forma di cappuccio rosso che indossava durante le sue esecuzioni.
Il boia di Praga è tristemente noto alle cronache per essere colui che ha svolto in Piazza della città vecchia, a Praga, l'esecuzione di 27 leader della rivolta boema, l'insurrezione operaia contro gli imperatori Mattia e Ferdinando Asburgo.
La tecnica utilizzata era un unico colpo di spada per una morte veloce e pulita. Mydlář Usò in totale 4 spade per 24 uomini, con la prima decapitò i primi 8 uomini, con la seconda i successivi 5, e le altre 2 spade sui successivi 8. Dopo 15 esecuzioni con la spada era esausto e dovette cambiare l'ordine delle esecuzioni, decise allora di impiccare tre uomini prima di continuare con la spada poichè le impiccagioni erano considerate più umiliante.
Tra le vittime c'era Johannes Jessenius, uomo istruito e famoso chirurgo, noto per essere colui che utilizzò la prima autopsia pubblica, ma anche abile oratore e fomentatore dei rivoltosi. Per lui Mydlář dovette prima tagliargli la lingua, poi la testa e infine gli squartò il corpo. Gli Asburgo esposero le teste mozzate degli uomini decapitati sulla Torre del Ponte della Città Vecchia di Praga. Le teste rimasero lì per 10 anni e poi furono tolte e sepolte in segreto. La loro ubicazione è sconosciuta fino ad oggi. Oggi quei morti sono ricordati con 27 croci bianche sul marciapiede della Piazza della Città Vecchia di Praga.
Jan Mydlář ebbe due figli che seguirono le sue orme, e più tardi anche suo nipote Daniel.
Lo spok di Jan Mydlář viene evocato da Nikolaus, che seguendolo per le vie di Praga scopre un antichissimo legame tra il boia ed il libraio Jan Obrazek, il gestore della Libreria Obrazek, che rivisse in prima persona le tragiche 27 esecuzione compiute da Mydlář compresa quella più cruenta di Johannes Jessenius. Dopo quelle esecuzioni Mydlar proseguì la sua vita normalmente, continuando a frequentare le locande praghesi vantandosi del suo operato, fino quando una sera venne avvicinato dall'alchimista Michael Sendivogius. Questo strinse un patto con lui: Mydlar avrebbe fornito la sua "anima perduta" e Sendivogius attraverso il fornello alchemico athanor, avrebbe alleggerito la sua anima. Il piano però fallì miseramente, e l'anima perduta del boia continuò a vagare per Praga fin quando decise di annidarsi, secoli dopo, all'interno del libraio praghese Jan Obrazek (Dampyr 12).