Whipple Van Buren, di Nicola Genzianella, Dampyr 246
Whipple Van Buren Phillips (1833 - 1904), è il nonno materno di Howard Phillips Lovecraft.
Uomo d'affari del Rhode island, per lo scrittore di Providence rappresentò una vera e propria figura paterna indirizzandolo alla passione per la lettura, la poesia e la scrittura. La storia "The Dunwich Horror" di Lovecraft è da alcuni autori considerata autobiografica, con Whipple van Buren paragonato al mago Whateley.
Il nome di Whipple Van Buren Phillips compare due volte nella serie Dampyr. La prima è legata a un ricordo di H.P. Lovecraft che, durante una seduta ipnotica con Anyel Zant nel 1925, confessa di essere entrato da bambino nella biblioteca prediletta dal nonno, dove avrebbe visto cilindri metallici contenenti cervelli umani di oscuro significato. Molto probabilmente, quel ricordo era frutto di un’evocazione confusa, intrecciata a un racconto che lo stesso nonno gli aveva narrato anni prima.
Indagando su quell’episodio, Anyel Zant ricostruisce un’esperienza vissuta da Whipple Van Buren Phillips sul finire del XIX secolo, riportata attraverso un ampio flashback. Phillips, allora imprenditore interessato all’estrazione di rame, berillio e feldspato, si trovava con il suo accompagnatore Samuel tra le colline del New Hampshire, quando scoprirono l’ingresso di una miniera. Decisi a esplorarla, avanzarono per qualche metro, finché Samuel notò un graffito inciso sulla roccia: secondo lui raffigurava un “sussurratore”, creatura leggendaria delle tradizioni irochesi, un popolo alieno e ostile che dimorava nelle viscere della Terra. Phillips liquidò l’idea come superstizione, ma quando dal fondo della miniera risuonarono strani rumori preferì ritirarsi, temendo un imminente crollo.
Una volta all’esterno, i cavalli si mostrarono agitati, mentre un temporale si avvicinava e insoliti bagliori rischiaravano il cielo. Phillips e Samuel si rifugiarono così in un villaggio sconosciuto, Thornton Gore, apparentemente disabitato, dove incontrarono John Owens, ospite a sua volta in una delle case. L’uomo li accolse cordialmente e, dopo averli rifocillati, condusse Phillips dal padrone di casa, Mort Hateley. Costui si presentò come un erudito amante dell’oscurità e dei libri, con un curioso difetto di pronuncia che trasformava le sue parole in un sinistro sibilo.
Più tardi, rientrato nella sua stanza, Phillips scorse dalla finestra Owens in compagnia di due creature mostruose che si accingevano a entrare. Spaventato, corse nella biblioteca per avvisare Hateley, ma ciò che scoprì lo gelò: l’uomo non era altro che un involucro di mantello, maschera e guanti, mentre la sua coscienza era stata trasferita in un grammofono che continuava a parlare con lucida freddezza. Sconvolto, Phillips fuggì via, mentre dalla casa echeggiavano litanie in onore di Cthulhu, Tsathoggua e Nyarlathotep. Owens, immobile alla finestra, lo osservava allontanarsi nella notte.
Fu probabilmente il racconto di questa terribile esperienza a ispirare il giovane Lovecraft nella creazione del mito dei Mi-Go, i funghi di Yuggoth.
Questo episodio viene narrato in Dampyr 246.