di Catalano e Talami, Dampyr 303
John Stanley Harth era un uomo ricchissimo e solitario, proprietario di mezza contea attorno al Loch Shin. La sua fortuna, però, non aveva nulla di naturale. Nel 1943, durante un’esplorazione in una piramide maya, Harth aveva trovato una tavoletta incisa in alfabeto cuneiforme. Incapace di trafugarla, ne copiò i simboli e dedicò il resto della sua vita a decifrarli.
Quelle conoscenze lo condussero agli insegnamenti proibiti di Herbert Von Juntz: glifi di trasmutazione capaci di violare la Legge Eterna e aprire un varco verso l’Interzona, il piano dove dimorano le possibilità non nate e dove ogni creatura possiede un doppio platonico. Grazie alla complicità della sua amante Aline Valcourt, Harth fece incidere quei glifi sulla propria pelle, ottenendo così accesso all’Interzona e ai suoi poteri.
Da quel momento, Harth manipolò il proprio destino: costruì la sua immensa ricchezza e si sottrasse alla morte, mantenendo la sua esistenza grazie a rituali oscuri e sacrifici umani procurati da Aline. La sua vita nel mondo reale divenne un’ombra sostenuta dal suo doppio nell’Interzona.
Quando Harlan, Kurjak e Tesla scoprirono la verità e tentarono di fermarlo, un vortice dimensionale li trascinò proprio nell’Interzona, dove incontrarono il doppio di Harth. Qui Bill, oscura e ambigua figura del luogo, lo accusò apertamente di aver piegato la dimensione delle possibilità ai propri scopi personali. Immediatamente intervenne Hapuch, l’entità sovrana di quel piano, che uccise Harth per ristabilire l’equilibrio violato. Con la morte del suo doppio interzonale, anche il vero Harth venne cancellato dalla realtà: lui, Aline e il suo cottage svanirono come se non fossero mai esistiti. Eppure, nel controfinale, la sua storia non si chiude del tutto: nell’Interzona — dove nulla è definitivo — Harth continua a esistere in qualche forma, abbastanza da ricevere la visita di Herbert Von Juntz in persona (Dampyr 303).