Gjorje l'hayduk (di Fabio Bartolini, Dampyr Speciale 5)
Gjorje era un hayduk uno dei ribelli slavi provenienti dalle montagne che si opponevano al regime ottomano del sultano Suleiman il magnifico.
Nel XVI secolo la regione balcanica oggi chiamata Bosnia-Erzegovina era passata sotto il controllo dei Turchi ottomani, che decisero di ricostruire nella città di Mostar un ponte più solido di quello di legno recentemente fatto crollare da alcuni banditi, per collegare meglio i diversi punti del territorio.
Fino al completamento dell’opera, per attraversare il fiume sottostante, la Neretva, si utilizzava un traghetto costituito da una semplice zattera. Ogni giorno a remare c’erano ragazzi slavi arruolati con la leva forzata: bambini sottratti alle loro famiglie e condotti a Istanbul per essere addestrati nell’esercito del sultano. Uno di loro, un giorno, riuscì a sfuggire alla sorveglianza e si gettò nella Neretva, scomparendo nelle sue acque tumultuose.
Non morì. Qualche anno dopo cominciò a farsi conoscere con il nome di Gjorje, capo degli hajduk, i sanguinari ribelli delle montagne. Fu allora che il sultano Suleiman decise di inviare sul posto i migliori ingegneri per costruire quello che sarebbe diventato lo Stari Most, il celebre ponte di Mostar.
I lavori però furono funestati da misteriosi incidenti. La gente di Mostar iniziò a mormorare che lo spirito del fiume avesse messo lo zampino e che il ponte non sarebbe mai stato completato. Lo stesso Ayruddin, l’ingegnere inviato dal sultano, cominciò a guardare con timore il palo appuntito eretto sulla riva del fiume per impalarvi il responsabile di un eventuale fallimento, come ordinato dall’emissario del sultano.
Quell’emissario era Gorka, un giannizzero e consigliere di Suleiman il Magnifico. Per scoprire i sabotatori, Gorka mise all’opera i suoi non morti, la cui vista era capace di scrutare anche nelle tenebre. Scoprì così che alcuni muratori erano complici degli hajduk e riuscì infine a catturare Gjorje.
I sabotatori minori vennero impalati lungo la riva della Neretva, sotto gli occhi degli abitanti di Mostar e come monito per eventuali altri ribelli. A Gjorje fu riservato un destino ancora più terribile: Gorka lo trasformò in un non morto e lo fece seppellire in una botola all’interno del ponte, murato vivo e cosciente della sua eterna prigionia.
Regolarmente, ogni due o tre anni, Gorka torna sul ponte, uccide una vittima e nutre, attraverso le fessure della struttura, il non morto imprigionato, per ricordargli la sua punizione.
In tempi più recenti il duca infernale Nergal libera il non morto e, grazie ai suoi fluidi infernali, lo fa rinascere strappandolo all’influenza di Gorka. Gjorje si rende così responsabile di altri omicidi nella zona finché, incontrando Harlan e riconoscendo in lui la natura di Dampyr, tenta di aggredirlo con l’unico scopo di farsi uccidere e porre finalmente fine alla propria esistenza.
Di Gjorje si parla nello Speciale 5 e 267.