In regalo la medaglia celebrativa di Dampyr!
Bassa ferrarese (Italia)
Santa Farailde (Zona d'omba)
Pontemorto
Sara e Carlo (Coppia di ragazzi)
Abitanti di Pontemorto
Padre Agostino (Parroco)
Onide (Zia di Bianca)
Luzio, Iseppe, Delio (Vittime)
Dolcea, Idoria (Vecchiette)
Remes
Bambini ricoverati al Santa Farailde
Marco (Figlio di Onide)
Solidea (Nipote morta di Idoria)
Umberto (Figlio di Luzio)
Clara (Matta del paese)
Suor Zelia (Spose della Carità, Suore)
Dottor Ferrari (Responsabile del Sata Farailde)
03/04/2021
Testi: Mirko Perniola
Disegni: Paolo Raffaelli
Copertina: Enea Riboldi
Bianca Bandinetti contatta Harlan e lo invita a raggiungerla a Pontemorto, nella bassa ferrarese, nel cuore della valle del Po. La donna è sconvolta dalla tragica morte di sua zia Onide, trovata senza vita nella sua abitazione: un suicidio inspiegabile. La cosa più inquietante è che, nei giorni precedenti, l’anziana aveva raccontato di aver rivisto in casa lo spirito di suo figlio Marco, morto in tenera età molti anni prima.
Intervistato da Harlan, che si finge un giornalista, Remes racconta che Onide è soltanto l’ultima vittima della cosiddetta vendetta del Santa Farailde.
Il Santa Farailde era un manicomio infantile aperto all’alba della Seconda guerra mondiale. All’epoca, molti bambini rimasero orfani e i più sfortunati, considerati “problematici” o “pazzi”, venivano internati nella struttura. Il manicomio era formalmente gestito dalle Spose della Carità, ma la direzione era nelle mani di un uomo: il dottor Ferrari, noto per i suoi metodi crudeli. Usava pratiche come l’insulinoterapia, che provocava il coma, o l’elettroshock, spesso letale.
Nonostante l’orrore, la popolazione accettava i metodi del Santa Farailde: si credeva che i piccoli venissero curati e i genitori si fidavano delle suore. In realtà, per molti il ricovero era anche un modo per “sbarazzarsi” di orfani e bambini indesiderati. Attorno alla struttura nacquero numerose leggende, ma una verità era certa: moltissimi bambini vi trovarono la morte, altri scomparvero nel nulla, forse rapiti. Nel 1972 un incendio devastò il manicomio, che non fu mai più riaperto… ma la sua maledizione continuò.
Ancora oggi si contano una trentina di morti — suicidi o omicidi violenti — legati al Santa Farailde, tutte persone accomunate da un terribile filo: erano genitori o parenti di bambini ricoverati e morti là dentro.
Proprio mentre Harlan indaga, il vecchio manicomio diventa teatro di nuovi omicidi. Le prime vittime sono una coppia di giovani, Sara e Carlo, che si addentrano nella struttura per curiosità. Poi tocca a Delio, Luzio e Iseppe, tutti in qualche modo coinvolti per aver autorizzato il ricovero dei propri figli. Solo Iseppe sopravvive, gravemente ferito e in stato di shock: riesce a pronunciare un solo nome, “Clara”.
Remes accompagna Harlan a conoscere Clara, nota a Pontemorto come “la vecchia pazza”. Orfana, era stata una paziente del Santa Farailde e tra i pochi a sopravvivere all’incendio del 1972. Ancora viva, porta con sé un enorme senso di colpa. Clara conduce Harlan, Bianca e Remes tra le rovine del manicomio, dove la verità viene finalmente alla luce: l’incendio fu provocato proprio dalla piccola Clara, mentre la morte di molti bambini fu causata da suor Zelia, che scelse di morire nel rogo insieme ai piccoli.
Nello scontro finale, Harlan affronta il cadavere rianimato di suor Zelia, il cui odio e dolore avevano intrappolato gli spiriti dei bambini. Sconfiggendola, riesce forse a spezzare quella che gli abitanti di Pontemorto chiamano la maledizione del Santa Farailde.