Makh-Zun, il demone degli inganni, è stato un demone proveniente da un mondo sconosciuto.
Tracce della sua esistenza sono documentati sin dal 1100, quando vennero trovate nel pozzo di un qanat palermitano numerosi cadaveri di uomini e donne, motivo per cui questo venne chiuso ufficialmente per motivi igienico-sanitari. Successivamente sempre nei qanat vennero trovati morti alcuni operai, tanto da far spargere la voce che quei cunicoli fossero infestati da un demone che col tempo venne chiamato Makh-Zun, il demone dell'inganni.
Si dice che questa creatura fosse in grado di provocare alla sue vittime potenti allucinazioni, e di essere capace di assumere sembianze umane e berne il sangue. Dopo averlo identificato e aver tentato più volte di ucciderlo alcune guardie riuscirono ad imprigionarlo all'interno di un muretto costruito artigianalmente con delle pietre in un qanat col reggente della città che fece realizzare un'iscrizione sul muro ("Ex obscuris daemonium") a monito delle future generazioni sigillando l'ingresso della galleria. La leggenda del demone divenne col tempo quella dei diavoli della Zisa assumendo piuttosto i contorni di una favola.
Makh-Zun rimase quasi sempre sigillato nella sua stanza tranne in rare occasioni (si dice fosse stato ispirazione per la setta nota come i Beati Paoli), riuscendo a liberarsi solo con l'intervento di uno speleologo che abbatté inavvertitamente il muretto della sua prigione. Dopo aver avviato una serie di omicidi, Makh-Zun viene nuovamente scacciato da Harlan, indebolito dalle numerose trasformazioni che è stato indotto a fare (Dampyr 114).
Sconfitto ma non definitivamente annientato, Makh-Zun viene imprigionato all’interno di alcuni pupi siciliani, che finiscono per caso nelle mani di Alel. Nelle mani del "Collezionista", il mutaforma viene liberato e sfruttato ancora una volta contro Harlan, assumendo le sembianze della sciamana Mpule e del leggendario demone Huwe. Alla fine, però, Makh-Zun sembra trovare la sua definitiva fine: avvolto dalle fiamme scagliate da Tesla, viene distrutto forse una volta per tutte (Dampyr 229).