Sequenza del suicidio di Dark Pinocchio (di Alberto Del Lago e Simone Delladio, Dampyr Color 2)
Gino Ricci era un bambino trasformato in non morto dal maestro della notte Alexis Musuraka, da quì prese il nome di Dark Pinocchio.
Poco seguito dai genitori (Pietro Ricci e Luisa Marchesini), Gino finì nelle mani del perfido Musuraka, che lo tagliò, cucì, e scolpì la sua carne trasformandolo in un non morto dalle sembianze di un burattino di legno. I genitori da quel momento persero per sempre il loro figlio non vedendolo mai più, e Gino, intenzionato a farla finita, non fece il passo decisivo solo per il ricordo dei suoi genitori che lo manteneva ancora vivo.
Gino passò parte della sua vita nel "teatro dei burattini" di Musuraka esibendosi assieme agli altri non morti con le sembianze di Geppetto, Lucignolo, Grillo Parlante e Mangiafuoco, e girando da protagonista un film dello stesso Musuraka chiamato "Dark Pinocchio".
A seguito della chiusura del teatro conobbe una bambina che salvò da morte certa in un incidente stradale. Anni dopo la ritrovò avendo l'impulso decisivo per decidere di porre fine alla sua vita. Gino Ricci muore suicida impiccandosi ad un albero in attesa dell'arrivo della luce del sole (Vedi sequenza di immagini a sinistra).
Dark Pinocchio compare nell'omonima storia breve in Dampyr Color 2.